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Riflessioni sull’alluvione di Livorno e l’utilizzo delle previsioni meteo-idrologiche.

E’ forse utile fare qualche commento sull’ennesima tragedia che, stavolta, ha colpito la città di Livorno; e lo facciamo adesso che l’attenzione mediatica sulla vicenda si è acquietata.

Nella figura che includiamo, vedete una delle mappe di allarme idrologico che erano disponibili sul nostro sito web almeno 16 ore prima che avvenisse lo sciagurato evento in cui hanno perso la vita 7 persone. Ma non è di queste previsioni che vogliamo parlare, bensì del loro corretto utilizzo. Faremo un paio di considerazioni, prendendo spunto da due affermazioni che abbiamo ripetutamente sentito nei vari servizi giornalistici; la prima riflessione è di natura tecnica, la seconda di carattere metodologica o addirittura “filosofica”.

La prima, delle affermazioni più volte sentita, parla di “…200 millimetri di pioggia, cioè quello ‘normalmente’ piove in 4 mesi”. L’affermazione si è ripresentata con numerose varianti, facendo riferimento, ad esempio, al che fatto che mai si era registrata una pioggia di tale intensità negli ultimi N anni, con N che arriva, in qualche caso, ad 80!

Innanzitutto, poiché lavoriamo con i numeri tutti i giorni, tendiamo ad essere estremamente sospettosi quando una misura è così “tonda”; proprio 200 millimetri, siamo sicuri? Aggiungiamo anche che, chi conosce come funziona un pluviometro, sa bene che, in condizioni di pioggia battente o addirittura torrenziale, la misura è molto falsata e tende ad essere, come dire, una sorta di “un numero al lotto”.

Esiste poi un uso ingenuo (per non dire fraudolento) della statistica: in 4 mesi, durante il periodo caldo, ci sono pochi eventi di pioggia, per cui se piove quello che piove in 4 mesi vuole semplicemente dire che l’evento è “solo” qualche volta superiore alla media (sembra tautologico ma, se ci si riflette un po’, è così). L’uso ingenuo o superficiale della statistica, per di più discutibile come vedremo tra breve, porta a dimostrare che la precipitazione è “nella norma”, quando si intendeva evidenziare che si trattava di un evento eccezionale.

La cosa più sospetta è, infine, che, in queste statistiche “da telegiornale”, non viene citata mai la fonte. Ad esempio, chi è che ha misurato la pioggia a Livorno nel 1937 (80 anni fa)? E con quale strumento? Utilizziamo quotidianamente i dati rilevati dalla rete della Protezione Civile, ed archiviati dal CIMA; tra questi dati, esistono quelli di un pluviometro posizionato a Livorno le cui misure sono disponibili dal 2003 al 2014, ed un altro le cui osservazioni sono disponibili dal 2012. Dove sono state prese le misure degli ultimi 80 anni?

La seconda questione è più sottile e richiede la vostra attenzione (o pazienza) massima. Si è polemizzato molto sul fatto che il codice di allerta era arancione e non rosso. Qui, a nostro modesto avviso, il vero gravissimo errore non è quello, comunque presunto, del sindaco o del funzionario del Dipartimento della Protezione Civile, ma è un errore metodologico che sta nella pretesa insensata di ridurre una fenomenologia complessa, come quella che caratterizza un evento meteo ed i suoi effetti al suolo, ad un numero che va da 1 a 3 (i livelli di allerta). occorre subito a precisare che questo insano approccio NON è affatto peculiare della nostra Protezione Civile o del nostro paese, ma è un problema generale che riguarda l’utilizzo dei risultati della ricerca (le previsioni idro-meteorologiche in questo caso) da parte di chi gestisce le emergenze o le deve prevenire. Gli eventi meteorologici NON si prestano ad essere “riassunti” in un codice di allerta, questo è un approccio iper-semplicistico che rischia di vanificare lo sforzo scientifico e tecnologico che si compie per avere delle previsioni più affidabili. Se avete ancora la pazienza di seguirci, proveremo a dare una semplice suggestione per spiegarci.

Supponete che Fantozzi, con la sua nuvoletta temporalesca al seguito, si muova, con la sua FIAT bianchina, percorrendo un lungofiume dalla foce verso la sorgente. Che cosa succede a quella precipitazione? Questa finirà per drenare verso un fiume in secca (piove solo sopra Fantozzi). Adesso provate ad immaginare cosa accade quando il Ragioniere torna a casa (dalla sorgente verso la foce); in questo caso la precipitazione va a finire dentro un fiume che sta già drenando tutta la precipitazione che è caduta a monte! Lo scenario di precipitazione, nei due casi, è lo stesso, ma il livello di portata che si forma è completamente diverso! In altre parole, non ha senso, stabilire un livello di allerta sulla base del massimo della precipitazione prevista, ma bisogna “rassegnarsi” a prendere in esame gli articolati risultati dei modelli idrologici che calcolano la portata sulla base della complessa distribuzione spazio-temporale della pioggia. Finché non capiremo questo (ripetiamo ancora: non parliamo di un problema del nostro paese) continueremo a tifare per il sindaco o il capo della Protezione Civile sulla base dei tre colori.

La questione ci è ben nota e, a dire verità, la conosciamo da molti anni e lasciateci (im)modestamente dire che l’abbiamo sollevata più volte ed anche in contesti scientifici internazionali. Con pochi risultati, quindi bisogna avere pazienza, tanta pazienza, come ne avete avuta voi a leggere queste (troppe) righe che ho scritto.

Per ulteriori approfondimenti, informazioni sulla Linea di Ricerca in Modellistica Idrologica del CETEMPS e un reseconto di una recente scuola estiva avente come protagonista il modello idrologico del CETEMPS.